Coronavirus, 2 anticorpi monoclonali pronti per test in Italia  

 

di Margherita Lopes 

“Modificare la proteina Spike”, l’uncino che il coronavirus usa per penetrare nelle cellule, “come fosse una chiave, in modo che non entri più nella serratura, e dunque nelle nostre cellule. E’ l’effetto dei due anticorpi monoclonali ‘canadesi’ identificati dal gruppo di Pier Paolo Pandolfi dell’Harvard Medical School di Boston nella libreria degli anticorpi di Toronto, che vorremmo sottoporre a sperimentazione clinica in Italia”. A spiegarlo all’Adnkronos Salute è il genetista dell’Università di Roma Tor Vergata Giuseppe Novelli, pronto a scommettere su questa soluzione “efficace e mirata” per disarmare Sars-CoV-2. 

“Si tratta di un filone di ricerca aperto da scienziati cinesi, su cui sono al lavoro anche olandesi, israeliani, svizzeri e americani”, precisa Novelli. Proprio un team olandese dell’università di Utrecht ha descritto in questi giorni su ‘Nature Communications’ un nuovo anticorpo monoclonale, capace di neutralizzare Sars-CoV-2 nelle cellule, attaccando la proteina Spike. Questo anticorpo (47D11) è stato ricavato da anticorpi ‘chimera’ derivati da cellule umane e di ratti. “Nel nostro caso – aggiunge Novelli – nella libreria di Toronto è stata identificata una decina di anticorpi promettenti, e si è visto che due di questi si legano in modo molto efficace alla proteina Spike, cambiandone la struttura”.  

“Sono in corso le prove di tossicità a Washington, poi – continua Novelli – speriamo di fare a Roma la prova di neutralizzazione”, per dimostrare in laboratorio che uno dei due anticorpi, o tutti e due, “bloccano l’ingresso del virus nelle cellule. A quel punto bisognerebbe passare alla sperimentazione clinica sull’uomo: su un piccolo gruppo di soggetti. E l’auspicio è proprio quello di farla in Italia, in due centri a Roma”, precisa il genetista, senza entrare in dettagli proprio perché “si è in attesa delle autorizzazioni”. 

“Ma sarebbe davvero importante poter portare questo studio nel nostro Paese – sottolinea Novelli – Proprio gli anticorpi monoclonali, che non sono vaccini, ma terapie, possono rappresentare una soluzione efficace per ‘disinnescare’ questo virus. La prova arriva anche dalle tante ricerche in corso a livello internazionale. Si tratta, infatti – precisa il genetista – di molecole specifiche, sensibili e che è possibile produrre in tempi brevi. Serviranno, si spera, a curare i pazienti e non a proteggerli dall’infezione. Ma dobbiamo anche riflettere sul fatto che produrre 60 milioni di dosi di vaccino per proteggere tutti gli italiani richiederà del tempo, anche se la ricerca corre. Ecco perché nel frattempo bisogna mettere in campo tutte le armi disponibili. E gli anticorpi monoclonali sono un’arma specifica e mirata, intelligente per così dire”. 

Nel frattempo il virus sta mutando rapidamente. Uno studio dell’University College London Genetics Institute – pubblicato su ‘Infection, Genetics and Evolution’ – analizzando i genomi virali di oltre 7.500 persone infette ha identificato quasi 200 mutazioni genetiche ricorrenti in Sars-CoV-2, evidenziando in che modo potrebbe adattarsi ai suoi ospiti umani. “Ebbene, le mutazioni sono errori, e gli errori si accumulano. C’è la possibilità che queste mutazioni – conclude Novelli – portino un virus molto abile a diffondersi a ‘indebolirsi’, anche perché dobbiamo considerare che il suo obiettivo dovrebbe essere quello di non uccidere l’ospite: nell’ottica di Sars-CoV-2 i soggetti ideali sono gli asintomatici”, che veicolano facilmente il virus anche perché non sono riconoscibili come infetti. 

Adnkronos

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