Coronavirus, nuova terapia contro infiammazione: al via primi test al San Raffaele 

Si chiama amy-101, è un farmaco sperimentale che la biotech Usa Amyndas, fondata dallo scienziato John Lambris, sta testando per una malattia rara, l’emoglobinuria parossistica notturna. Questa molecola è stata utilizzata per la prima volta al San Raffaele di Milano su un paziente colpito da Covid-19. Obiettivo: spegnere l’infiammazione a monte. I risultati ottenuti sul primo malato trattato, un uomo di 71 anni ricoverato nell’Irccs meneghino, sono promettenti secondo quanto spiegato oggi sul ‘Sole 24 ore’ da Fabio Ciceri, vice direttore scientifico per la ricerca clinica del San Raffaele. 

Dopo 14 giorni di trattamento il paziente – iperteso, cardiopatico, con colesterolo alto e insufficienza renale, l’identikit del soggetto più a rischio – è stato dimesso e sta bene. Il farmaco sperimentale somministrato per via endovenosa ha permesso un miglioramento dei parametri clinici e di laboratorio in 72 ore. Dopo 10 giorni l’uomo respirava autonomamente. Il farmaco appartiene alla classe degli ‘inibitori del complemento’ ed è stato dato per uso compassionevole al paziente Covid. E’ stato trattato anche un secondo malato, di 58 anni, e sta bene, riferisce l’ematologo.  

Per gli esperti è il segno che questa tipologia di farmaco può spegnere l’infiammazione in maniera rapida e molto potente. All’origine di tutto un’intuizione. “Abbiamo deciso di puntare all’interruttore a monte di tutto, ovvero l’attivazione del complemento (C3), che è il primo evento della cascata infiammatoria – spiega Ciceri al quotidiano – Se agisco sull’interleuchina 1 spengo solo la mediazione dell’infiammazione che è orchestrata da IL1, lo stesso se intervengo solo sull’interleuchina 6. Con l’inibitore del complemento, invece, blocco tutto, perché intervengo alla radice dell’infiammazione, di conseguenza tutto ciò che è valle si spegne”. 

Secondo alcuni studi il sistema del complemento, arma delle difese immunitarie contro virus e batteri, potrebbe giocare un ruolo fondamentale nell’innesco dello stato iperinfiammatorio osservato in alcuni pazienti Covid. Dell’opportunità di testare gli inibitori di C3, classe poco nota di farmaci, Ciceri ne aveva parlato il 23 aprile, insieme a Lambris, professore della University of Pennsylvania, in una lettera su ‘Nature Reviews’.  

Da qui il contatto con la biotech proprietaria, i primi test, e la pubblicazione su ‘Clinical Immunology’ dei risultati clinici sul primo paziente italiano. Risultati che ora dovranno essere confermati da ulteriori studi. La biotech Usa, dice Ciceri, “ha presentato i risultati preliminari ma molto incoraggianti che abbiamo ottenuto in Italia alla Fda, che ha risposto positivamente sulla prospettiva di avviare tra qualche settimana uno studio clinico controllato internazionale, e noi come San Raffaele saremo i coordinatori europei”. 

Adnkronos

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