D’Incà: “Governo ha inciso su libertà, ma Costituzione mai violata” 

Tempo di lettura: 6 minuti

“Questo Governo è consapevole che i provvedimenti assunti a causa dell’epidemia hanno gravemente inciso sulle libertà fondamentali che la Costituzione riconosce ai cittadini. Sappiamo di aver dovuto comprimere i diritti in una misura senza precedenti nella storia della Repubblica”. Lo dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, intervenendo alla Camera. 

“È stato doloroso per tutti – e vi assicuro che lo è stato per il Governo, per il Presidente del Consiglio e per me personalmente – limitare la libertà di circolazione e soggiorno, la libertà di riunione, la libertà di culto, la libertà d’impresa, il diritto al lavoro, come sottolineato da entrambe le mozioni presentate”, ha spiegato ancora il ministro, che ha continuato: “Non auguro a nessun Governo futuro di dover adottare provvedimenti simili a quelli che questo Governo ha dovuto prendere. Ci sono tuttavia tempi nei quali occorre assumere ‘decisioni tragiche’, secondo l’espressione che ha già usato il Presidente del Consiglio ricordando un celebre lavoro di Guido Calabresi”. 

“Decisioni tragiche – spiega ancora -, che, per di più, hanno dovuto essere assunte in tempi rapidissimi. Diversamente, del resto, non sarebbero risultate efficaci. L’epidemia in corso ha posto il Governo, il Parlamento, le forze politiche e sociali, ciascuno per le sue responsabilità, esattamente di fronte alla necessità di assumere decisioni di questo tipo”. “Ecco – ha illustrato quindi il ministro – la scelta che il Governo ha dovuto compiere: garantire la salute dei singoli e collettiva, limitando le libertà che richiedono contatto fisico tra le persone oppure lasciare inalterate le altre libertà costituzionali, con la conseguenza di mettere a rischio la salute e in definitiva la vita dei cittadini”. 

“Do atto ai Presidenti delle Camere e a tutti i gruppi parlamentari che le misure di precauzione adottate hanno consentito che il Parlamento potesse lavorare con efficacia ed assiduità maggiori di quanto avvenuto nella maggior parte degli altri Paesi”, ha detto ancora D’Incà, spiegando che “il Governo ha optato per l’unica scelta compatibile con la nostra Costituzione: cercare di salvare la vita e garantire la salute delle persone, comprimendo le altre libertà costituzionali solo, però, nel rispetto rigoroso dei limiti che la stessa carta costituzionale ammette”.  

“L’intervento del Governo sulle libertà costituzionali, pertanto, si è ispirato a questi principi”, cioè misure temporanee, necessarie, ispirate al principio della gradualità e a quello di proporzionalità e sicurezza. “In primo luogo – prosegue D’Incà – gli interventi limitativi delle libertà sono tutti di carattere temporaneo. Così, ogni provvedimento, nell’ambito del periodo di emergenza, può durare al massimo trenta giorni. Se l’emergenza determina un protrarsi dello stato di necessità, il provvedimento va infatti obbligatoriamente rinnovato, sulla base di una nuova e attenta valutazione dei diritti costituzionali in gioco”. 

“In secondo luogo – aggiunge il ministro D’Incà – gli interventi sono stati adottati solo nella misura necessaria. Così, il diritto di circolazione, per esempio, non è mai stato limitato integralmente, perché è sempre stato possibile spostarsi per ragioni di lavoro, di salute e di necessità. I diritti per cui non vi era necessità di compressione, invece, non sono stati intaccati, come nel caso della libertà di manifestazione del pensiero, quando non richiede la compresenza di più persone nello stesso luogo. Del resto, il limite della necessità dell’intervento è stato analogamente rispettato in tutti gli altri ordinamenti liberal-democratici. Lo stesso non è invece accaduto in altre esperienze internazionali che hanno travalicato questo limite: non solo in Cina, ma anche in taluni paesi europei, come nel caso dell’Ungheria”. 

“In terzo luogo, si è rispettato il principio di gradualità. I diritti sono statati limitati in misura progressivamente più rigorosa, sulla base delle valutazioni tecnico-scientifiche relative all’evoluzione dell’epidemia. Il peso di tali valutazioni non è mai stato un modo di trasferire ad altri la responsabilità della decisione. Il riferimento alle valutazioni tecnico-scientifiche, invece, ha sempre costituito il metro delle decisioni governative”.  

“Del resto, la limitazione delle libertà non poteva essere frutto di una arbitraria valutazione politica del Governo. Doveva invece trovare la sua giustificazione nella situazione di fatto, nelle indicazioni scientifiche e nelle capacità di risposta del sistema sanitario. Sulla base dello stesso principio di gradualità, poi, stiamo garantendo una progressiva riespansione delle libertà costituzionali. Un primo passo in questa direzione è del resto già stato fatto con il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile. Ed un ulteriore, più significativo progresso è rappresentato dal decreto-legge numero 33 del 16 maggio 2020”. 

“In quarto luogo, le misure – argomenta D’Incà – sono state ispirate al principio di proporzionalità e ragionevolezza, salvaguardando sempre il contenuto essenziale dei diritti. È stata limitata, ad esempio, la libertà di culto in relazione alle celebrazioni religiose, ma solo quando queste richiedessero la presenza fisica dei fedeli. I luoghi di culto non sono mai stati chiusi. E oggi le stesse celebrazioni religiose con la presenza dei fedeli si possono svolgere nel rispetto dei protocolli concordati con le diverse confessioni religiose”. 

“Il Governo, inoltre, nell’adottare le misure per il contenimento del virus – ha sottolineato ancora il ministro -, ha sempre tenuto conto dei limiti procedurali previsti dalla Costituzione. In particolare si è tenuto conto della veste legislativa o amministrativa dell’atto che contiene limitazioni alle libertà”.  

“La Costituzione, con riferimento alle limitazioni dei diritti che si sono dovute adottare, non dispone riserve di legge assolute, come sostenuto nella mozione dell’opposizione. Se così fosse, non vi sarebbe stato spazio per atti amministrativi. Il che, sinceramente, sarebbe stato eccessivo, perché avrebbe impedito non solo al Governo ma anche alle Regioni ed ai Comuni di operare con la dovuta efficacia”, ha detto ancora, aggiungendo: “In relazione alle libertà oggetto di limitazioni, la Costituzione dispone invece riserve relative: si lascia spazio, cioè, agli atti amministrativi, purché siano fondati su una disciplina di fonte primaria sufficientemente dettagliata. Basti considerare l’art. 16 della Costituzione in materia di libertà di circolazione e soggiorno che può subire ‘le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza’. Richiedere che la legge disciplini tali limitazioni ‘in via generale’ lascia evidente spazio all’atto amministrativo per ogni regolamentazione non generale. Si tratta di una considerazione importante, perché ovviamente implica conseguenze rilevanti sui rapporti tra Parlamento e Governo in relazione alle misure di contrasto alla pandemia”. 

“Lo stato costituzionale di diritto non è stato violato né sostanzialmente né proceduralmente”, assicura quindi D’Incà, che continua: “Sul piano sostanziale, il Governo ha dovuto decidere con provvedimenti di straordinaria urgenza di limitare molte libertà dei cittadini, ma ha assicurato che tali limitazioni fossero circoscritte a quelle necessarie, fossero temporanee e si ispirassero ai principi di gradualità, proporzionalità e ragionevolezza, come previsto dalla Costituzione”. 

“Sul piano procedurale, il Governo ha assicurato il coinvolgimento parlamentare compatibilmente con la necessità di intervenire tempestivamente, ma sempre rispettando le prescrizioni costituzionali. Vale la pena ricordare che il Presidente del Consiglio è intervenuto alla Camera il 25 marzo, il 21 e il 30 aprile, mentre è intervenuto al Senato il 26 marzo, il 21 e il 30 aprile. Un nuovo passaggio parlamentare del Presidente del Consiglio è atteso, infine, per giovedì prossimo. Peraltro, do atto ai Presidenti delle Camere e a tutti i gruppi parlamentari che le misure di precauzione adottate hanno consentito che il Parlamento potesse lavorare con efficacia ed assiduità maggiori di quanto avvenuto nella maggior parte degli altri Paesi”.  

“Il dialogo tra i gruppi parlamentari di maggioranza ed opposizione con il Governo – ha spiegato ancora – ha consentito, infine, di approvare in quest’aula un importante emendamento volto ad assicurare, nella ‘fase due'”. 

“Le misure – ha aggiunto – potranno continuare ad essere assunte con Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. Essi, però, dovranno essere illustrati alle Camere prima di essere adottati, così che i parlamentari possano indirizzare con tempestività il Presidente del Consiglio. Nei casi di particolare urgenza, tuttavia, il passaggio parlamentare del Presidente del Consiglio potrà essere successivo all’adozione del decreto”. E ancora: “A seguito del miglioramento della situazione epidemiologica, le residue misure di restrizione delle libertà di circolazione sono state recepite nel decreto legge del 16 maggio che ha fatto cessare l’efficacia di buona parte di quelle assunte in precedenza con Decreti del Presidente del Consiglio o attraverso ordinanze regionali. Con tale Decreto-legge, quindi, si è decisamente imboccata la strada che porta a privilegiare la fonte primaria, come richiesto dalle mozioni in votazione oggi. In questo modo, dunque, il controllo parlamentare sulle misure limitative delle libertà si è esteso il più possibile”. 

“Nel processo di adozione di queste misure – ha quindi precisato il ministro -, il Governo ha dunque tenuto sempre conto che la loro legittimità sostanziale deriva dal consenso del Parlamento. È il Parlamento, infatti, l’unico organo dello Stato in cui tutti i cittadini sono rappresentati e, proprio per questo, il Parlamento è l’unica fonte della legittimazione politica e giuridica del Governo stesso”. 

“Per questa ragione, già in riferimento ai primi interventi, il Governo non si è accontentato di fondare la loro base legale sui poteri di sanità o di protezione civile già riconosciuti dalla legge. Su tali basi, il Governo avrebbe potuto operare tramite atti amministrativi che, in quanto tali, sarebbero risultati sottratti al controllo parlamentare”. 

“Il Governo, vista la straordinarietà della situazione, ha invece da subito adottato il decreto legge 23 febbraio 2020, n. 6, in modo tale da garantire il coinvolgimento del Parlamento. Le Camere hanno prontamente convertito il decreto nella legge 5 marzo 2020, n. 13, approvata da una larghissima maggioranza parlamentare, comprendente anche le forze di opposizione. Per questo ampio sostegno il Governo è davvero grato a tutte le forze politico-parlamentari, a partire proprio dalle forze di minoranza”, ha detto ancora, aggiungendo: “Nell’evolversi della emergenza, il Governo ha poi perfezionato il sistema normativo per l’adozione delle misure di contenimento della diffusione del virus, in modo da consentire che il Parlamento possa intervenire con efficacia sempre maggiore. Da tale approccio nasce il decreto legge n. 19 del 2020, che la Camera ha recentemente approvato, apportandovi importanti miglioramenti”. 

“Il decreto, in primo luogo, ha ulteriormente tipizzato gli interventi da adottarsi con atto amministrativo. Ne risulta così circoscritta la discrezionalità del Governo e di ogni altra autorità regionale o locale. In secondo luogo, il decreto legge ha limitato la possibilità di intervento entro il termine invalicabile del 31 luglio. Un’eventuale proroga dello stato di emergenza non determinerà pertanto un’automatica estensione dei poteri straordinari previsti dal decreto stesso”. 

“In terzo luogo, il testo ha previsto che i Decreti del Presidente del Consiglio siano trasmessi alle Camere. In quarto luogo, soprattutto, si è previsto che il Presidente del Consiglio illustri alle Camere con cadenza almeno quindicinale le misure adottate”.  

 

Adnkronos

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: