Fase 2, serrande abbassate in zona San Pietro: “È scontro sociale” 

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Fase 2, giorno dell’apertura. Ma le saracinesche restano abbassate nella Capitale per gli esercizi commerciali dell’area limitrofa alla Basilica di San Pietro. In piazza gli esercenti di “circa 150 attività classificate come ‘esercizi di vicinato’, la cui sopravvivenza è strettamente legata al turismo religioso, oggi equivalente a zero” che chiedono al Governo “quelle carezze riservate al turismo. Perché via della Conciliazione non è via dei Condotti”. A parlare all’Adnkronos è Ilaria Bussiglieri, presidente dell’Associazione commercianti via della Conciliazione, a cui sono associate le attività commerciali dell’omonima strada, di piazza San Pietro, Porta Angelica e Borgo Pio. Mentre Giulio Anticoli, presidente dell’associazione Botteghe Storiche denuncia: “Qui siamo allo scontro sociale”. 

Tra le richieste “proroga della Cassa in deroga per i dipendenti; e codice Ateco in riconoscimento della valenza turistica dei nostri esercizi”, afferma Bussiglieri. “Il fondo di garanzia è uno strumento che ci fa indebitare ulteriormente – rimarca tra l’altro Anticoli – Qui è in corso una guerra fra poveri: noi contro i nostri creditori. Siamo allo scontro sociale. Manca una visione illuminata. Ma se muoiono le imprese, muore il paese”.  

Tra le contestazioni anche la questione orari: “Ci pregiudica l’apertura ritardata alle 11.30 – racconta un’esercente, Valentina Troiani -. Le messe cominciano alle 7, perfino un bar perderebbe quel poco di affluenza che invece potrebbe avere garantita. Questa – ricorda – è una zona dove dopo il tramonto in giro non c’è nessuno. A che serve aprire alle 11.30 e chiudere alle 21.30? Abbiamo già perso la stagione più remunerativa che è quella che va da marzo a giugno. Fino al prossimo anno non avremo introiti, i costi saranno superiori agli incassi. Come sopravviviamo?”.  

Adnkronos

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