La differenza tra me e te

SCRITTO DA:

Enrico Pronzy

SEZIONE:

C'è un momento della tua vita in cui fai delle scelte.

Quando vai a un colloquio di lavoro e ti fanno quella domanda.

Perché fai il libro professionista? Questa è la domanda che spesso mi sento dire e le risposte tendenzialmente sono due:

  • Perché voglio realizzare qualcosa di mio
  • Perché è quasi una necessità.

Spiegare il primo punto non è necessario perché tutti quanti siamo spinti da una irrefrenabile voglia di realizzare qualcosa di nostro, spiegare il secondo è già più complicato.

Il secondo punto è un misto di tante cose che se le analizzi ti fanno capire che stai vivendo in un sistema sbagliato fatto di persone che svolgono un ruolo ma non sanno esattamente perché sono li.

Sono i neolaureati che si ergono a “so tutto io” per selezionare persone che hanno alle spalle anni e anni e anni di esperienza senza neanche sapere nel dettaglio le specifiche di un ruolo.

Purtroppo questo l’ho vissuto sulla mia pelle e parecchie volte.

Leggi un annuncio di lavoro e pensi che ci siano parecchie “skills” compatibili con il tuo background e quindi decidi di spedire il curriculum; dopo qualche giorno, se sei fortunato ti arriva la chiamata di presentarti a colloquio presso l’agenzia selezionatrice. Di fronte hai una persona che il più delle volte ti guarda con l’aria del “io ho il tuo futuro in mano” ma al primo buh rischia di scappare.

Ma non divaghiamo.

Iniziano le prime domande di routine e tu sapendo il ruolo che stanno cercando entri anche più nello specifico, perché quel posto lo vuoi e vuoi fare capire che sai bene di cosa stai parlando; a un certo punto la persona che hai di fronte ti guarda e ti chiede “ma che cosa sono quei termini?”.

Tu resti un po’ interdetto e spieghi che sono i termini normalmente utilizzati per quel lavoro, che chi ricopre quel ruolo conosce perfettamente.

Alcuni secondi di silenzio, il selezionatore abbassa lo sguardo, scrive qualcosa (la tua condanna a morte) e poi alzando lo sguardo la domanda che tanto aspettavi, sì perché quella c’è sempre e mai una volta che qualcuno si sia dimenticato di chiedermi:

Dove si vede lei tra 5/10 anni?

Ma con i tempi che corrono si fa ancora questa domanda? Ma siamo sicuri che la stessa azienda tra 5/10 anni esisterà ancora?

Ed è una domanda trabocchetto perché se la risposta non convince il selezionatore potresti esserti giocato il tuo futuro posto di lavoro.

Un po’ deluso allora esci dalla sede del colloquio sapendo che tutto finirà li, perché lo hai sentito, ormai sei una persona navigata e di colloqui ne hai fatti tanti.

E rimarrai sempre con un dubbio: “perché quando ho a che fare con le agenzie di selezione non vengo richiamato e ogni volta che riesco ad arrivare all’azienda ottengo il posto di lavoro?”

E tu cosa ne pensi?


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